Inchiesta

Calitri, un paese sprofondato

CALITRIDante Laudisa, che la vita ha portato all’apice di un’azienda milanese, mostra il documento firmato dal sindaco di Calitri che attesta la sua partecipazione nei soccorsi: «Fui costretto a farmi firmare questa ‘giustifica’ perchè avevo lasciato il lavoro di punto in bianco, all’epoca ero un semplice praticante, per aiutare le popolazioni colpite». Nel documento si legge: «Si certifica che il Sig. Laudisa Dante è stato impegnato a soccorrere i propri familiari ed altri cittadini di questo comune disastrato dal terremoto. Si prega pertanto voler giustificare eventuali ritardi nel ritorno al proprio posto di lavoro. Beltrani Nazzareno. Sindaco di Calitri».

 

L’arrivo a Calitri

 

«All’epoca ho partecipato in qualità di soccorritore con le Acli. La nostra colonna formata da un ospedale da campo arrivò in Piazza del Macello ad Avellino. All’epoca la Protezione Civile non c’era e le informazioni erano veramente poche. Il comandante dei Vigili del Fuoco ci indicò Calitri come luogo di necessità dato che il paese scivolava verso il basso e nei dintorni c’erano molti casolari isolati dove non c’erano informazioni sullo stato delle persone».

 

 

La situazione

«Le persone del posto che ho incontrato erano in balia dell’evento terribile. Ricordo i vigili del fuoco di Firenze, militari e forze dell’ordine che come noi civili avevano una forte volontà e umanità davanti all’immane tragedia. La popolazione reagì in modo disorganizzato proprio perchè mancava il coordinamento ma con grande senso di volontà e responsabilità (se non ricordo male il figlio del sindaco era un medico oppure il sindaco, il quale si dava molto da fare). Verificavo, insieme ad una persona (un giovane come me che purtroppo non ricordo il nome) del luogo che conosceva i casolari, le condizioni delle persone e degli animali; tra l’altro utilizzavamo anche un asino per accedere a luoghi impervi e lontani. Ricordo, comunque, l’ottima ospitalità delle persone nei loro casolari semidistrutti che nonostante tutto riuscivano ad offrirci un caffè oppure un panino al salame».

 

I ricordi

«Da allora non ne ho parlato con nessuno anche perchè è un caro ricordo che ho gelosamente conservato nella mia “scatola” delle cose preziose. Al ritorno a Milano ricordo che la gente che incontravo era assolutamente poco consapevole del disastro nonostante le informazioni divulgate dalla tv e dalla stampa. Ovviamente chi ha vissuto quei momenti (in tenda o nella roulotte le scosse di assestamento erano veramente terribili) e guardato negli occhi le persone che hanno perso tutto (fortunatamente a Calitri ci furono poche vittime) aveva una percezione diversa e quindi vivevo in un contesto “artificiale” poichè quello reale lo avevo lasciato a Calitri. È un modo di far riaffiorare suoni, odori, immagini, sensazioni ormai sopite. Penso questa mia esperienza personale ha arricchito il mio percorso di vita. Quegli sguardi, l’umanità e la dignità delle persone, nonostante il dramma, sono stati per me nel corso di questi anni un valore, una spinta, che mi ha consentito di scegliere o intraprendere percorsi magari più articolati ma sempre etici e consapevoli anzichè dei sentieri “facili” e irresponsabili”».

 

Articolo a cura di Alessandro Mazzaro

 

 

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