Inchiesta

Aquilonia, petizione per salvare le palazzine: #Iononabbatto

AQUILONIA. “In un piccolo comune dell’Appennino meridionale si sta per consumare l’ennesimo atto di una capillare distruzione della memoria collettiva”. Comincia con questa denuncia un appello diffuso oggi dal “Comitato civico Palazzine Bene Comune” (visita la pagina Fb del Comitato Civico), costituitosi spontaneamente ad Aquilonia, e sottoscritto da oltre trenta firmatari, soprattutto esponenti della cultura e delle professioni. Tra questi il geografo di fama internazionale Franco Farinelli, il musicista irpino Vinicio Capossela, lo scrittore “paesologo” Franco Arminio, l’antropologo calabrese e teorico della “restanza” Vito Teti, il suo collega palermitano, studioso di antropologia dell’abitare, Franco La Cecla, l’imprenditore del legno Luigi Iavarone, il consigliere regionale della Campania Francesco Todisco, numerosi architetti e docenti.

Per adesioni, scrivere a: palazzinebenecomune[at]gmail.com

 

Salvare le 6 casette antisismiche

 

L’appello chiede di salvare l’ultimo lotto ancora esistente del primo insediamento post sisma 1930 del Comune di Aquilonia, rappresentato da un nucleo di 6 casette antisismiche costruite per ospitare in via temporanea gli sfollati del terremoto cosiddetto “del Vulture”. È stata infatti emessa dall’Amministrazione comunale una delibera per demolirle, anche in assenza dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza di Avellino (che sarebbe necessaria per ogni manomissione di manufatti di almeno 70 anni di vita) ed è stato già affidato l’incarico a una ditta locale.

 

La storia delle palazzine

 

“Le palazzine sono lì da più di 80 anni, unica testimonianza residua di un passaggio essenziale della storia di una comunità segnata da distruzioni, delocalizzazioni e ricostruzioni, ma ora devono sparire”, si legge nell’appello. “Chi ha preso questa decisione – prosegue il testo – non sembra avere alcuna idea progettuale per quel comparto del paese, solo l’intenzione di liberarsi del ‘vecchio’”: è questa la denuncia dei firmatari, che chiedono: “perché cancellare i segni della complessa vicenda storico-sociale di Aquilonia, che nella sua drammaticità costituisce un carattere peculiare dell’identità del luogo? Perché preferire la ruspa alle possibilità che la progettazione, specie se partecipata dai cittadini che conservano un forte legame affettivo con quelle pietre, potrebbe realizzare per rigenerare il patrimonio edilizio storico e insediarvi attività capaci di rafforzare la coesione della comunità?”

Il riferimento è alle numerose iniziative di studio (Università Federico II e Camerino, Politecnico di Milano) che hanno ipotizzato riuso e rifunzionalizzazione del lotto di palazzine residuo. Questo, secondo il comitato civico, si configura come un ‘villaggetto’ che, da una parte, testimonia di una lunga fase dell’assetto urbanistico di Aquilonia (chiusa peraltro da non molti anni), dall’altra si presta a insediare funzioni pubbliche, produttive oppure artistiche, nonché di accoglienza che potrebbero costituire un nucleo vivo e attrattivo.

 

Nessun futuro senza la memoria del passato

 

“L’esistenza stessa di un piccolo comune dell’Italia interna – conclude l’appello – è legata a fragili fondamenta. Il senso di appartenenza ai luoghi, la consapevolezza della propria storia, fanno parte di queste condizioni di base”. Tuttavia l’appello riconosce che “la desolazione di questa Italia interna non sarà vinta con la mera conservazione, ma con l’innesco di nuove idee sulle fondamenta della storia”. Per questo i firmatari chiedono che si fermi l’abbattimento delle palazzine e auspicano “che siano rimesse in campo le innumerevoli ipotesi progettuali di recupero e riuso accumulate nel corso degli anni, per scrivere collettivamente, in un piccolo paese, una nuova storia che possa essere d’esempio per tutti i territori fragili”.

Secondo il comitato civico l’istanza posta dagli intellettuali e professionisti firmatari dell’appello riveste particolare urgenza poiché, secondo le voci che circolano insistentemente ad Aquilonia, l’abbattimento sarebbe programmato addirittura per domani, 13 dicembre.

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