Curiosità

L’Irpinia e la sua lingua nei racconti di una terra antica

L’Irpinia e la sua lingua nei racconti di una terra antica, un viaggio tra gli antichi dialetti dell’Irpinia per riscoprire la bellezza di un modo antico di esprimersi. Dove la tradizione attraversa la storia di un popolo nelle sfaccettature dei suoi dialetti, dal 1800 ad oggi.

L’Irpinia e la sua lingua nei racconti di una terra antica,

L’Irpinia e la sua lingua nei racconti di una terra antica. Il racconto in lingua : Lo montemaranese ch’avia mori quanno facia tre perete lo ciuccio

 

No montemaranese, rescorrenno co no baffone re Montella, assivo a cunti remor’. Recette prima lo montellese ca sapia fa lo ngiarmo re sapè quanno no cristiano avia ra morì; responnette subito lo montemaranese:

  • Ebbè quanno sai tutto quesso, addivinami quanno io moro.-

Lo montellese facette a berè ca facia lo ngiarmo e li recete:

  • Tu muori quanno face tre perete lo ciuccio.-

Lo pacchiano aviramente ro crerette e la a nasolà quanno lo ciuccio facia perete, ma no iourno chi iette a lavona co lo ciuccio si compinavo ca lo ciuccio l’avia carrecato pesante, chi si premea e sprenno facetto no pireto.

  • Ohi Maronnè – ricette lo montemaranese – è uno, n’ate doje so..-

Cammenavo n’ato picca e lo ciuccio ne facette n’aoto

– “ Oi Maronnè”- tornavo a dice: – Nato nadda ra fa e po so muorto! –

Facette bo stuppolo re paglia, nge lo feccavo nculo giacco lo ciuccio n’avesse fatto n’ato pirito; ma lo ciuccio, spriemi na picca, spriemi n’ato picco, vottavo lo stuppolo nterra e facette lo terzo pirito. Tannop lo montemaranese si iettavo nterra e decette sulo

  • Sò muorto! –

Lo ciuccio, chi sapia la via, se ne iette carrico e buono a la casa e lo patrone restavo nterra chi no palrava e no si movia.. Re gente re la casa, verenna co lo ciuccio rea arrivato sulo ra tanto tiempo, iero verenno addò fosse romasto quiro chi nge ia appriesso e a la perfina lo troavrono ancora rinto a lo vosco re Montemarano, ma la meraviglia fo r’avererlo trovato nterra stiso a panz’allaria chi no parlava e no si movia; lo tocolarono, ma paria prprio muorto. Lo mettiero ngimma a li trastani e chiangenno lo poravano a Montemarano. Arrivati a no puntochi erano due vie ricievano pe quale via volevano ine; quanno sentiero palrà lo muorto, chi non era muorto, chi recette “Quann’era vivo io, ia sempre ra la via accortetora”. Tanno tutti a una voce, quiri chi lo portaveno, responniero “E come mo si muorto e parli” ; quanno vuoi i pe l’accortetora cammina sulo”. Accossì roppo sapiero chi era muorto co re tre perete re lo ciuccio.

 

 

(tratto da Li Canti Viecchi – di Modestino della Sala)

 

 

Il racconto in italiano : Il montemaranese che doveva morire quando l’asino avesse fatto tre scorregge.

 

Un montemaranese, discorrendo con un astuto montellese, cominciò a parlare di morti. Per primo il montellese disse di saper fare l’incantesimo per sapere quando un uomo avrebbe dovuto morire; rispose subito il montemaranese:

  • Se sai fare tutto questo, dimmi quando devo morire. –

Il montellese gli dette a credere che faceva l’incantesimo e gli disse:

  • Tu muori quando fa tre scoregge l’asino. –

Lo sciocco veramente gli credette. Andava a vedere se l’asino faceva scoregge, ma un giorno che andava a fare la legna con l’asino gli capitò di averlo caricato troppo, tanto che si affannava, fece una scoreggia.

  • Ah Madonna mia! – disse il montemaranese, – è una ne bastano altre due! –

Camminò un altro poco e l’asino ne fece un’altra –

  • Ah Madonna mia”, tornò a dire – Ne deve fare un’altra e poi sono morto! –

Fece uno zaffo di paglia e glielo ficcò nel buco, perché non avesse l’opportunità di fare un’altra scoreggia ma l’asino affaticandosi, un alla volta, un po un’altra, si liberò dallo zaffo e fece la terza scoreggia. Allora il montemaranese si gettò a terra e disse soltanto:

  • Sono morto! –

L’asino che conosceva la strada, se ne andò carico a casa ed il padrone rimase a terra senza parlare e senza muoversi. Gli abitanti della casa, quando videro che l’asino era arrivato solo da tanto tempo, si misero in cerca di quello che gli andava dietro ed alla fine lo trovarono ancora nel bosco di Montemarano. La meraviglia fu di averlo trovato steso a terra a pancia all’aria, che non parlava e non si muoveva; lo scossero, ma sembrava morto. Lo misero su di una portantina e piangendo lo portavano a Montemarano. Giunti ad un bivio discutevano tra loro sulla via che dovevano prendere quando sentirono dire al falso morto:

  • Quando ero vivo andavo sempre per la scorciatoia. –

Allora tutti ad una voce quelli che lo portavano risposero:

-Com’è questo fatto! Sei morto è parli. Se vuoi andare per la scorciatoia, cammina solo!-

E dopo seppero che era morto per le tre scoregge dell’asino.

 

rubrica a cura di Elizabeth Iannone

 

 

 

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