Inchiesta

«Con quale percentuale si riscontra omosessualità nell’uomo?»

In Italia il dibattito sui temi etici spesso incontra la “scoglio semantico” delle favolistiche “lobby gay”.
Questa volta, però, a scivolare nell’omofobia non è una chiacchiera da bar ma un test accademico. Nello specifico, il Progress Test 2017. Parliamo, in sintesi, di una serie di “domandine” somministrate, dal secondo anno di corso in poi, a tutti gli studenti di Medicina e Chirurgia col fine di valutarne la preparazione.

Nei test Progress di medicina di quest’anno gli studenti hanno dovuto rispondere ad una domanda inerente la percentuale dell’omosessualità nell’uomo, nello specifico: «Quali delle seguenti percentuali rappresenta la migliore stima del verificarsi dell’omosessualità nell’uomo?».

La foto della è arrivata a Sinistra Italiana: «Io [Cathy La Torre, n.d.r.] e Marco Grimaldi abbiamo avuto, in forma anonima, una delle domande del test Progress sottoposta oggi a 33.000 studenti di Medicina». Ciò che contribuisce a rendere la situazione sgradevole, come si apprende dal post, è che la domanda sia «inserita nel contesto di un test su diagnosi, genetica, malattie e comportamenti da tenere dinnanzi a certe malattie».

La posizione della ministra Fedeli pare accentuare la gravità della situazione. La ministra infatti stigmatizza l’accaduto: «Domanda di gravità inaudita, sia eliminata e sanzionato il responsabile». A chiosa del suo intervento, la ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si limita all’augurio la Conferenza dei corsi di laurea in medicina elimini dal Progress test «quel vergognoso quesito e che le risposte ad esso date non siano tenute in considerazione ai fini della valutazione del progresso nell’apprendimento di studentesse e studenti».

Se non ci fossero riscontri scientifici ad una simile domanda in un simile contesto (come, di fatto, pare non ci siano), saremmo davvero all’omofobia istituzionalizzata. I Progress Test, infatti, sono stati creati nel 2008: non si può neanche alimentare, quindi, la (triste) “speranza” che una simile domanda sia solo il rigurgito di un ventennio lontano su cui, ahinoi, ancora poggia gran parte delle nostre istituzioni e che quindi sarebbe ben distante dalla cultura accademica  contemporanea.

L’unica risposta che ora ci si aspetta è quella della Conferenza dei Presidenti dei Collegi didattici dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia delle università italiane perchè, come specifica con attenzione il ministero dell’Istruzione, il Miur non c’entra e «simili livelli di ignoranza sono elementi con cui mai vorremmo venire a contatto».

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