Cronaca

Pestaggio nel carcere: “Anche la psicologa ha sentito”

Continuano le indagini sul pestaggio di un detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino: anche la psicologa quella mattina avrebbe sentito le urla della vittima L.C. “Botte dai detenuti e nel mentre gli agenti mi chiamavano infame”, è il racconto della vittima. L’uomo avrebbe riportato la ricostruzione esatta della vicenda nella denuncia presentata. Lo riporta il Mattino.

Pestaggio nel carcere, anche la psicologa ha sentito

Secondo le indagini raccolte quella mattina anche la psicologa in servizio presso il carcere irpino avrebbe sentito le urla della vittima ristretta nella cella di alta sicurezza.

Gli agenti penitenziari Ugo Moffa, Liberato Piscitelli questa mattina saranno sottoposti agli interrogatori di garanzia mentre il terzo, Giuseppe Iovine, verrà interrogato mercoledì. I tre indagati sono accusati lesioni e falso ideologico. “Sotto tale profilo assai eloquenti appaiono le dichiarazioni a dir poco misurate se non proprio reticenti rese il 23 marzo del 2022 ai pubblici ministeri Vincenzo Toscano e Vincenzo D’Onofrio dalla psicologa in servizio quel giorno e presente al momento dell’aggressione nella sala dedicata ai colloqui con i detenuti ubicata di fronte alla cella della vittima del pestaggio”. Il gip va avanti e precisa che la psicologa: “incredibilmente negava di aver avuto contezza di quanto stesse accadendo nella cella di L.C., nonostante le accorate invocazioni di aiuto della vittima, che per la loro veemenza, difficilmente non potevano essere udite fuori al corridoio, tanto da aver attirato l’attenzione di un altro detenuto che in quel momento era intento a farsi la doccia”.

Il racconto della vittima

A ricostruire la vicenda brutale è la stessa vittima nella denuncia presentata contro gli aggressori e gli agenti della polizia penitenziaria irpina a seguito delle ingiurie e botte ricevute. Specificando come mentre veniva picchiato dai compagni di cella, “gli agenti non solo non hanno fatto nulla per scongiurare l’aggressione, ma hanno anche aperto la porta della mia cella”.

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La dichiarazione

“In particolare uno biondo palestrato che si era avvicinato alla mia cella con la scusa di chiedermi se avevo ancora bisogno della psicologa, ma io risposi che doveva allertare la sorveglianza. Ma dopo essersi allontanato dalla mia cella, si ripresenta dopo poco, per allontanarsi di nuovo velocemente e dietro lui compare il detenuto dell’altra sezione autorizzato al lavoro, Girolamo Miele che inizia ad inveire e a gridare apri la porta, in lontananza sento la voce di Luigi Vitale ed altri che chiedevano di aprire la cella. Questo alla fine dà una mandata al portone e apre la cella dando la possibilità agli altri di entrare e di pestarmi a sangue. In un attimo mi circondano, mi accorgo che qualcuno di loro ha anche un pezzo di specchio per tagliarmi la gola e allora mi infilo sotto la branda mentre mi colpiscono con calci e pugni. Intanto ero già stato colpito al volto, rompendomi il naso”.

Gli arresti

I tre agenti ora sono agli arresti domiciliari dopo le indagini effettuate anche mediante intercettazioni. Devono rispondere di lesioni aggravate dalla circostanza delle più persone riunite e falsità ideologica.

Gli altri indagati, detenuti per altre cause, sono Luigi Vitale di Pago del Vallo di Lauro, uomo vicino al clan Sangermano, Girolamo Miele, Gennaro Ramaglia e Antonio Sarni.

Alessia Benincasa

Alessia Benincasa, giornalista del network L'Occhio, è esperta in cronaca nera, politica e inchieste.

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