Cronaca

Omicidio ad Avellino, Elena e Giovanni hanno pensato all’assalto 5 giorni prima

Emergono nuovi dettagli sull'omicidio di Aldo Gioia ad Avellino: Elena Gioia e Giovanni Limata avevano progettato l'assalto 5 giorni prima

Emergono nuovi dettagli sull’omicidio ad Avellino: Elena Gioia e Giovanni Limata hanno ucciso il padre di lei, Aldo, perché si opponeva ad una relazione che giudicava deleteria.  Motivo? Il giovane era pregiudicato e aveva problemi di droga.

Omicidio ad Avellino, la confessione di Elena e Giovanni

Decisivi i messaggi contenuti nei telefonini dei due giovani per permettere agli investigatori di ricostruire il tutto. I due hanno confessato non solo l’omicidio ma anche di aver pianificato la strage: avrebbero voluto sterminare l’intera famiglia, il padre, poi la moglie e l’altra figlia. Come riporta l’odierna edizione de Il Mattino, i due fidanzatini avevano pensato all’assalto cinque giorni prima. Il tutto trova conferma con i messaggi che i due ragazzi si sono scambiati sullo smartphone.

L’omicidio

L’omicidio è avvenuto alle 22.45. Lei, poco prima, scende giù per depositare il sacchetto dell’immondizia, dopo aver atteso che mamma e sorella andassero in camera da letto e il papà si fosse appisolato sul divano. Tutto secondo i piani. E dunque il momento giusto per agire. Elena risale al quinto piano e dietro di lei c’è Giovanni – che era nei dintorni del palazzo già da un po’ – armato con un coltello da caccia. Entrano in casa e lei raggiunge la sua camera da letto.

A questo punto il ragazzo si avventa sull’uomo che stava dormendo e lo colpisce con violenza all’addome. Almeno sette le coltellate inferte. Alcune agli organi vitali. La vittima prova a difendersi, ma senza riuscirci. Sulle sue mani i segni del tentativo estremo di evitare la morte. Le urla dell’uomo hanno salvato il resto della famiglia.


Omicidio ad Avellino, Aldo ucciso dalla figlia e fidanzato perché si opponeva alla relazione | La ricostruzione della vicenda 

 


 

Una vicenda che ha sconvolto l’Irpinia e non solo

Una vicenda che riporta alla memoria la strage di Novi Ligure, quella di Erika e Omar, che all’epoca erano solo più giovani. Questo episodio è altrettanto efferato. È accaduto in un appartamento al quinto piano di un palazzo al civico 253 di corso Vittorio ad Avellino.

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