Politica

Inchiesta Fanpage, Rossi su De Luca: “In Toscana mi avrebbero fatto vedere i sorci verdi”

AVELLINO. «Quanto sta venendo fuori dall’inchiesta Sma, segna un fallimento politico del Partito democratico che tanto aveva investito in Campania sul tema della rimozione delle ecoballe. Un fatto grave di cui qualcuno dovrà assumersi la responsabilità politica. Su De Luca, non tocca a me dire se debba o meno dimettersi. Posso però affermare che se fosse accaduto in Toscana, mi avrebbero fatto vedere i sorci verdi». Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana commenta così l’inchiesta Sma che, grazie al lavoro della testata giornalistica online Fanpage, sta facendo venire alla luce preoccupanti intrecci tra politica, istituzioni e malaffare nel milionario affare della rimozione delle ecoballe.

Rossi: «Il presidente De Luca dovrebbe ammettere di aver sbagliato e spiegare perché»

Rossi, in città per sostenere i candidati di Liberi e Uguali, chiama in causa anche il segretario del Pd Matteo Renzi: «Al di là del merito e del necessario garantismo per cui attenderemo gli esiti delle indagini, sembra che emerga un dato incontrovertibile che il direttore della Sma, Di Domenico, un uomo scelto direttamente da De Luca per risolvere i problemi, era un traffichino. E questo è l’aspetto tutto politico della vicenda che, paradossalmente, viene offuscato dalla dynasty familiare dei De Luca. Renzi aveva promesso che entro il 2016 avrebbe tolto tutte le ecoballe. Non tocca a me dire se Vincenzo De Luca debba dimettersi, è un collega e queste cose le discuteranno in consiglio regionale della Campania. Posso però dire che in Regione Toscana, per una cosa del genere, mi avrebbero fatto vedere i sorci verdi. Quantomeno il presidente dovrebbe ammettere di aver sbagliato e magari spiegare perché: ne va della credibilità delle istituzioni, non basta dire chi “sbaglia paga”. Non entro nel merito dei comportamenti di Roberto De Luca, ma dico che è singolare che l’assessore al bilancio di Salerno si occupi di una questione ambientale che nulla ha a che vedere con il suo mandato istituzionale. La toppa dell’avvocato poi è peggio del buco, e cioè che avrebbe ricevuto quelle persone in qualità di professionista. In quel caso avrebbe dovuto evitare ancora di più, in quanto figlio di De Luca. Questi mi sembrano i punti su cui chi ha delle responsabilità deve assumersela e su cui ci aspettiamo qualche parola anche da Renzi. Qui non si parla solo di indagini giudiziarie, ma del fallimento di un progetto politico».

“Il Partito del Lavoro”

Insieme ai candidati irpini, Giancarlo Giordano, Annamaria Pascale, Alfredo Cucciniello e Antonio Caggiano, il Governatore risponde per le rime anche al Pd che, sia per bocca di Renzi che di Pierferdinando Casini, prova a convincere l’elettorato democratico più spostato a sinistra a non disperdere il voto con LeU. «Fossi nel Pd tralascerei l’argomento – incalza Rossi- il voto a LeU è il voto utile per non andare con la destra, per non fare più le larghe intese, per portare in parlamento i temi del lavoro, della precarietà, dei diritti, della necessità di investimenti. Tre sono le diseguaglianze principali su cui la sinistra dovrà concentrarsi: quella sociale, quella sempre più accentuata tra Nord e Sud e quella tra le grandi aree urbane e le zone interne come l’Irpinia. Noi vogliamo portare in parlamento una squadra agguerrita, capace di dare battaglia su questi temi, e creare contestualmente un movimento politico di sinistra di cui il Paese ha tanto bisogno». Non solo l’appuntamento elettorale del 4 marzo dunque, ma «guardiamo oltre, dal 5 marzo inizieremo a discutere su come dare vita ad un partito di sinistra vera, fondato sui valori del socialismo, senza dimenticare la dottrina sociale della Chiesa che mette al centro la persona, non il profitto. Vorrei che si chiamasse Partito del Lavoro, per rovesciare il rapporto lavoro-capitale, negli ultimi anni troppo sbilanciato verso il secondo».

FONTE il Ciriaco

Per tutti i dettagli della vicenda L’Occhio di Salerno

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