[VIDEO] Geno, l’allenatore irpino che ottenne 11 titoli con Uconn

geno auriemma irpino montella basket femminile

La storia di Geno, il tecnico originario Irpino che è diventato una vera e propria leggenda statunitense e ha lasciato il segno nel firmamento dello sport

Montella, magico e suggestivo territorio irpino, dove le montagne donano calore e accoglienza e porgono sul volto la frizzantina aria che in molti amano, ha dato i natali ad alcune leggende.
Gli appassionati di Basket avranno già pensato al mitico ed ineguagliabile Geno Auriemma, l’uomo che nei tratti e nel cuore porta le origini dell’irpino territorio di Montella e che (lottando contro tutto e tutti) è riuscito a portare a casa 11 titoli.
La vita dell’allenatore non è facile: rabbia, stupore, gioia, grinta… sono molte le emozioni che in un nanosecondo investono quanti svolgo questo lavoro: l’irpino Geno ha avuto modo di andare oltre a tutto questo, sconfiggendo persino la sorte.

 


IL GENIO

 

 

 

«La perfezione non può essere raggiunta, solo inseguita: se chiedi a Leonardo se la Monnalisa è un dipinto perfetto ti risponderebbe di no». Sono queste le parole di esperienza di un uomo che ha avuto modo di vincere l’impossibile.

Nella sua biografia online delinea un passo importante della sua crescita personale: «Una volta allenavo per dimostrare che ero in grado di allenare, ora lo faccio per divertimento».

Quando fu chiamato ad allenare la squadra di basket femminile dell’Uconn (Università del Connecticut) era solo un trentenne sconosciuto, reduce da una carriera da allenatore di basket femminile che sembrava proseguire a degli standard molto equilibrati. Da lì Geno ha avuto modo di costruire un impero, segno che nella vita la perseveranza ripaga sempre. Dall’Irpinia al New England, la sua storia è stata paragonata a quella dei Bulls di Michel Jordan o dei Celtics di Bill Russell.

Un eroe dell’avellinese che prova uno smisurato affetto per la sua terra d’origine: «Mi ha sempre irritato vedere quei sughi di pomodoro che vedo qui nei supermercati. Un giorno ho parlato con mia mamma che ha 83 anni e cucina da quando ne ha 10. Ci siamo chiesti: perché non proviamo a fare qualcosa? Così abbiamo aperto due ristoranti nel Connecticut, cercando di applicare le sue ricette. Per ora funziona alla grande».


LA STORIA

 

Da sempre Geno si è contraddistinto quale leader, determinato ed ambizioso nell’essenza.
Geno Auriemma, come anticipato, nacque in quel capolavoro paesaggistico che è Montella.
Alla tenera età di 7 anni emigra con la sua famiglia negli States. Qui, nella celebre terra delle opportunitò, la ‘nuova’ vita.

Non era raro che Geno, mostrando la sua genialità, aiutasse i genitori ad effettuare pagamenti ipotecari o interagire con gli avvocati. La sua prima passione sportiva fu il calcio ma quando i genitori si trasferirono a Norristown Penn non ebbe modo di coltivarla.

In seguito, durante il suo anno al Bishop Kendrick High School, ebbe modo di avvicinarsi al baseball, sport molto più comune. In quell’occasione affinò i valori del cameratismo e l’atmosfera della squadra. Forte di questa esperienza, raggiunta una prima ‘maturità sportiva’, mise radici nel basket. È questa disciplina che gli ha permesso di esprimere al meglio tutto il suo potenziale.

Nella sua carriera agonistica, Geno ha avuto modo di giocare per il coach Buddy Gardler, una delle presenze più significative della sua vita sportiva. Fu lui, infatti, il fabbro che forgiò la devastante spada conosciuta che sarebbe diventato Geno Auriemma: da lui Geno prese quell’atteggiamento duro e grintoso che lo contraddistingue.

Completati gli studi presso la blasonata West Chester University of Pennsylvania gli si aprono le porte del mondo sportivo d’oltreoceano.

La vita è stata dura per Geno, la famiglia non viveva in condizioni di agiatezza economica: persino l’acqua corrente, l’elettricità e l’auto erano oltre le loro possibilità. I sacrifici della famiglia Auriemma sono il fondamento della vita di questo combattente dell’avellinese.

Laureatosi nel 72, conobbe l’amore della sua vita, quella che sarebbe diventata la moglie: Kathy, una donna dal carattere adamantino che ha saputo infondere coraggio e sicurezza al suo uomo.

Dopo una breve parentesi al Montgomery County Junior College, Geno iniziò a costuire con metodocità e lungimiranza, le basi del suo glorioso futuro: nel 78 e nel 79, infatti, divenne vice allenatore alla Saint Joseph’s University e nell’81 ottenne il medesimo incarico all’University of Virginia. Solo nell’85 raggiunse il traguardo di primo allenatore.

Dopo aver inziato questa meravogliosa carriera, la sua vita fu tutta “casa e palestra”. Si dice che se si mantiene la famiglia unita, ogni membro riesce a mentenere salde le proprie radici: è forse stato questo il carburante che ha mosso Geno nel suo percorso. Così, con Montella nel cuore, l’irpino ha avuto modo maturare il suo spirito inesorabile, quell’amore, quella lealtà e quell’onore tipica dei tenaci lupi dell’appennino meridionale.

Nella sua terza stagione, Geno ha conseguito il primo della sua lunghissima lista di record, vincendo l’Atlantic Coast Conferenze Title. Classificatosi con la sua squadra al 10° posto nell’elenco delle società, riesce a conseguire il pass per il torneo NCAA. Questo traguardo segna l’inizio della sua parabola ascendente.

In quell’anno, Geno prese la decisione che lo ha reso l’icona del basket femminile statunitense: abbracciare il progetto delle Uconn.

Inizialmente non fu facile adattarsi al repentino cambiamento. Geno e la moglie Kathy acquistarono casa in Virginia. Avevano progettato il loro futuro insieme , col primogenito e Alysa, la cui nascita era imminente.
Il desiderio di far risalire la china alla sua nuova società fu tale che, col duro lavoro insieme con una ricca dose di valori sportivi, Geno riuscì a dare il suo imprinting alla compagine del Connecticut.

Non fu un caso che lo stemma delle Uconn fosse un lupo: quello stesso spirito, quello struggente ululato, non ha mai abbandonato il mitico Geno, nemmeno nei momenti più difficili.

Con le Uconn ci fu il periodo conosciuto ai tanti come “l’età dell’oro” perché le sue ragazze portarono a casa ori e  record e onorificenze. Tutto a testimonianza delle capacità di questo allenatore.
Tre record dall’88 al 91, altrettanti record dal 93 al 2013 con tanto di 5 titoli vinti e fino al 2017 altri titoli ancora, sino a giungere a numeri astronomici.

Geno può vantare 3 ori alle olimpiadi di Sydney 2000, Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, oltre che a 2 ori FIBA a Repubblica Ceca 2010 e Turchia 2014 e 1 bronzo per la FIBA under 19 a Repubblica Ceca 2001.

Grandissima stima e rispetto si è guadagnato, nel mondo dello sport, il genio di Luigi “Geno” Auriemma.

 


 

Contributo a cura di Antonio Bassano

TAG