Doppi stipendi alla Asl di Avellino, l’inchiesta della Guardia di Finanza

Doppi stipendi alla Asl di Avellino

Doppi stipendi alla Asl di Avellino, l'inchiesta della Guardia di Finanza. Il Governatore De Luca non usa mezzi termini e attacca con fermezza

Doppi stipendi alla Asl di Avellino, l’inchiesta della Guardia di Finanza. Il Governatore De Luca non usa mezzi termini e afferma “qualcuno si paga il doppio stipendio con certificazioni false, so bene quello che abbiamo trovato. Sono decenni di abbandono, di sciatteria, di porcheria”

Doppi stipendi alla Asl di Avellino, l’inchiesta della Guardia di Finanza

Intervenuto alla presentazione del calendario 2019 presso all’Ospedale di Salerno, il presidente della Regione sembra già avere le idee chiare sull’inchiesta della Guardia di Finanza che indaga sui doppi stipendi alla Asl di Avellino.

L’acquisizione della documentazione è avvenuta solo prima delle festività natalizie, e l’inchiesta sarebbe ancora alle sue prime battute.

Tuttavia, dai documenti sequestrati, emergerebbero alcune presunte irregolarità rispetto alle somme erogate per alcune prestazioni specialistiche.

In base alla documentazione, risulterebbe anche raddoppiato il numero delle ore di servizio per alcuni medici.

La risposta energica del Governatore

Le parole al vetriolo del Governatore arrivano, prontamente, in risposta ad alcune notizie relative ad alcuni disservizi, inesistenti a detta di De Luca.

“Sono mesi” – ha dichiarato – “che stiamo subendo una campagna di aggressione mediatica. Ieri mattina su un organo di informazione si diceva che è stata chiusa la riabilitazione cardiologica al Ruggi, mentre è pienamente operativa. La campagna era finalizzata al commissario esterno che doveva venire. Questo è tutto”.

Il caso di Avellino

Se le indagini della Guardia di Finanza dovessero portare alla luce le prove che cercano, per la Asl di Avellino sarebbe un danno enorme, e non solo a livello economico.

Uno dei precedenti più recenti, e più clamorosi, riguarda quello dei tristemente noti “furbetti del cartellino”.

Il caso, risalente al 2016, portò alla luce, grazie ai video delle telecamere posizionate nell’area dove i dipendenti strisciavano il badge per le presenze, un collaudato modus operandi, consistente nell’effettivo timbro del cartellino, per risultare presente sul posto di lavoro, salvo poi allontanarsi senza prestare il dovuto servizio.

Gli imputati

All’epoca il commissario straordinario Mario Ferrante ordinò 22 sospensioni e 12 licenziamenti.

Ma il periodo di sospensione è terminato da tempo, e dunque medici e impiegati indagati sono tranquillamente in servizio

Gli imputati dell’inchiesta saranno di nuovo in aula il prossimo 16 gennaio.

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