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“Un altro me”: al Cinema Partenio il film girato nel carcere di Bollate

AVELLINO. Venerdì 9 marzo, ore 20.00, il Cinema Partenio ospiterà il secondo appuntamento promosso dallo ZiaLidiaSocialClub per il ciclo “la Voce dell’Autore” con il regista Claudio Casazza, autore di “UN ALTRO ME” presentato alla cinquantasettesima edizione del Festival dei Popoli di Firenze il 25 novembre, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

L’evento

Interverranno, oltre al regista, Benny De Maio, avvocato penalista dell’Ordine degli Avvocati di Avellino e Manuela Cardone, criminologa del CIPM di Benevento che stimoleranno un proficuo dibattito e una profonda riflessione con il pubblico sui contenuti suggeriti dal film.

“Ho deciso di seguire un anno intero di lavoro tra l’equipe dell’Unità di Trattamento Intensificato per Autori di Reato Sessuale del CIPM e i detenuti “abitando” i luoghi delle riprese e girando con una troupe minima che non interferisse con quanto accadeva – sostiene Claudio Casazza – Credo che il documentario non rappresenti solo un dialogo a due che si instaura tra condannati e terapeuti, ma è costantemente un dialogo anche con lo spettatore perché ciascuno possa farsi delle domande, avere il proprio percorso di consapevolezza e trarne le considerazioni che vuole.”

Il documentario

Un altro me è un documentario girato nel carcere di Bollate, che segue per un anno l’attività di una unità di trattamento intensificato per autori di reati sessuali: un progetto sperimentale di terapia di gruppo che cerca di risolvere i problemi e fermare le recidive. L’idea è quella di intervenire su questi assoluti reietti sia della società civile sia di quella carceraria, per evitare che la loro natura di tabù li accompagni per sempre e favorisca le recidive: una sconfitta per la società, per il sistema penale, per la psicologia italiana e per le future vittime.

Se la questione della violenza sulle donne è uno dei temi del quale più si discute nel tentativo anche legislativo di combattere il dilagare di una simile aberrazione sorprende il coraggio con cui il regista si affaccia sugli abissi dell’indicibile e riesce a dargli voce senza omissioni né censure eppure in grado di mettere in luce l’umanità del male – quella che gli stessi carnefici si riconoscono nel corso delle loro disquisizioni – senza mancare di rispetto o diminuire il dolore inferto alle donne che lo hanno subito.

Sergio, Gianni, Giuseppe, Valentino, Carlo, Enrique, sono tra i condannati per reati sessuali, definiti ‘infami’ nel gergo carcerario, che, una volta usciti dopo anni o mesi di isolamento in carcere, rischiano di commettere nuovamente lo stesso crimine. Un’equipe di psicologi, criminologi e terapeuti sta portando avanti anche con loro il primo esperimento in Italia per evitare il rischio che le violenze siano compiute ancora. Un anno accanto a loro per capire chi sono, cosa pensano e quali sono le dinamiche profonde di chi ha commesso un reato sessuale. E mostrare che un cambiamento è possibile.

UN ALTRO ME di Claudio Casazza, Italia, 2016, durata 86 min. Con la partecipazione di Equipe dell’Unità di Trattamento per autori di reati sessuali del CIPM – Centro Italiano per la Promozione della Mediazione E i detenuti della Casa di Reclusione di Bollate

Un altro me è un documento raro. Non capita spesso di trovarsi così vicini a un tema come questo, ancora meno in un paese che coccola i propri rimossi invece di cercare di affrontarli. Qui siamo al crocevia tra carcere, disturbi mentali e violenza sessuale: un luogo che in Italia suscita automaticamente scuotimenti di testa, demagogia e voglia di “buttare via la chiave”. Ma alla luce del dibattito sulla violenza sessuale che in questi anni è così cresciuto, è affascinante sentire, nelle parole di questi violentatori, i riverberi distorti di tanti commenti quotidiani. La visione del documentario – spiega Matteo Bordone – apre gli occhi sui punti di contatto tra il maschilismo endemico nella nostra società e la violenza. Mostra anche, seppur sfocati, uomini che altrimenti vivono nel pensiero di molti solo come negazione dell’umanità stessa.”

Dopo la visione del film è previsto l’incontro-riflessione con il pubblico. Non mancate!

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