Cronaca

Aggressione al Pronto Soccorso di Avellino, la vittima decide di non sporgere denuncia

AVELLINO. Aggressione al Pronto Soccorso, un’infermiera del pronto soccorso di Avellino viene aggredita durante il turno di lavoro.

Aggressione al Pronto Soccorso, prognosi di due giorni per la vittima

Ieri mattina, al Pronto Soccorso di Avellino, un’infermiera è stata aggradita da un parente di un paziente in attesa di accettazione.

L’accaduto

L’infermiera racconta:

Questa è la nostra quotidianità, gli infermieri e gli operatori sociosanitari sono sottoposti a continue aggressioni verbali da parte degli utenti e questo aumenta lo stato di stress che già caratterizza il nostro lavoro. Un adolescente è giunto al Pronto soccorso accompagnato dalla mamma. Stavamo procedendo alla registrazione per l’accesso: non era un caso grave. Mentre stavamo per completare le operazioni è arrivato un uomo, lo zio del ragazzo, che ha inveito contro di me dicendomi di fare presto e di registrare il ragazzo con codice rosso.

L’uomo ha continuare a minacciare la donna, la quale si è rifugiata all’interno degli ambulatori impaurita.

Non so come abbia fatto, ma l’uomo è riuscito ad entrare e ha continuato a insultarmi poi mi ha spinta: solo grazie all’intervento dei colleghi e della guardia giurata non è successo il peggio.

La vittima ha ricevuto due giorni di prognosi e ha deciso di non denunciare l’aggressione alle forze dell’ordine.

Le motivazioni

La gestione interna del Pronto Soccorso, da come spiega la vittima, sarebbe la motivazione alle continue moleste al personale:

Siamo pochi e gestiti male. Al triage c’è una sola persona quando dovrebbero essercene almeno due: non si può lavorare in queste condizioni. Siamo stanchi e ci sentiamo abbandonati.

Anche il primario del reparto dice la sua sugli eventi:

Quanto accaduto è gravissimo: il nostro personale sopporta già turni stressanti e quando manca la comprensione da parte dell’utenza la situazione diventa insostenibile. L’organico è sottodimensionato, facciamo quello che è nelle nostre possibilità per cercare di colmare queste ataviche lacune: confidiamo nei nuovi innesti che dovrebbero arrivare a breve. Le lamentale dei dipendenti e in molti casi anche quelle dei pazienti sono giustificate. La situazione è aggravata anche dal fatto che molta gente si reca qui da noi mentre potrebbe ricevere assistenza altrove, dai medici di base o da quelli della continuità assistenziale. Questo comportamento congestiona i flussi e determina grosse difficoltà di gestione.

La soluzione

A migliorare la situzione, o persino a risolverla, sarebbe l’incorporamento di 26 infermieri e 12 Oss, consessi dal direttore generale.

Articoli correlati

Back to top button